Mahmood e Blanco, vincitori del Festival di Sanremo 2022, posano senza vestiti sulla copertina di Vanity Fair. A coprire le parti intime le loro stesse mani. Sulle spalle posano dei gabbiani. I due, intervistati, hanno parlato del loro successo.
Mahmood e Blanco senza vestiti su Vanity Fair: l’intervista
Nella sua intervista, Blanco riflette: «Scrivere musica mi ha cambiato la vita. Credo che ognuno abbia qualcosa su cui scommettere: bisogna tirare fuori i coglioni e provarci, qualsiasi cosa sia». Per la musica ha rinunciato al calcio: «Ero difensore centrale, mi chiamavano “fabbro”», ammette, e gli studi: «Mollare la scuola è una cosa che, però, sconsiglio a chiunque: avere un’istruzione serve davvero». Agli inizi «succedeva che ogni minuto libero scrivevo, che lavoravo in pizzeria per potermi pagare lo studio di registrazione, che ho cantato anche alla Sagra della Porchetta, spero non salti mai fuori il video perché ero ubriaco».
L’esperienza di Sanremo 2022
Poi è arrivato Sanremo, un’avventura che già la prima sera ha conquistato il pubblico, «È stato uno sfogo, perché ad Ale voglio bene, ma è un rompicoglioni. Voleva dire: oh, ce l’abbiamo fatta! Poi la gente si è fatta dei viaggi pazzeschi su quel gesto. È vero, è stato un gesto di passione. Anche in un’amicizia c’è la passione». Blanco continua parlando d’amore «C’è Giulia, una persona a cui tengo tanto» e del dolore di cui ha parlato in uno dei suoi brani più famosi, Celeste: scriverla l’ha aiutato, «se dici qualcosa, l’hai detta, è fuori di te, non è più sulle tue spalle. È come appoggiare qualcosa in fondo al mare. Se la voglio rivedere, so dove trovarla».
Anche Mahmood, è intervenuto a proposito di Brividi e di Sanremo e commenta: «È passata sia la canzone, sia il contenuto. Mi sembra che anche le persone che hanno apprezzato il pezzo vivano come me i sentimenti, in completa libertà. Il nostro Paese non ha bisogno di sottolineature. O meglio: politicamente il bisogno c’è, c’è sempre. L’omofobia è presente nella nostra società e spero che i principi del ddl Zan diventino realtà il più presto possibile. Mi sono sempre esposto in difesa dei diritti, contro le discriminazioni di genere. Al Festival quest’anno è arrivata una canzone cantata da due cantanti con due storie d’amore diverse, due vissuti completamente diversi. Quando una cosa è naturale, spontanea e scontata alla gente non gliene frega niente: bisogna normalizzare i sentimenti, non ghettizzarli.».