Il faccia a faccia tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale si è trasformato in un acceso scontro verbale, segnato da tensioni e minacce, invece di un incontro diplomatico costruttivo.
Trump minaccia Zelensky, clima da terza guerra mondiale
Urla, tensione alle stelle e minacce dirette: il faccia a faccia tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, andato in scena nello Studio Ovale, è stato tutt’altro che un colloquio diplomatico. Quello che doveva essere un incontro cruciale per il futuro dei rapporti tra Washington e Kiev si è trasformato in un confronto durissimo, sfociato in uno scontro verbale senza precedenti sotto lo sguardo incredulo di giornalisti e membri dell’amministrazione americana.
Il gelo tra Trump e Zelensky
Già dalle premesse, l’appuntamento non prometteva nulla di buono: nei giorni precedenti, Trump aveva definito Zelensky un “dittatore”, salvo poi correggere il tiro dichiarando di nutrire “grande rispetto” per il leader ucraino. Una tregua durata pochissimo. Appena iniziato il bilaterale, il clima è precipitato, complice l’ingresso a gamba tesa del vicepresidente JD Vance, che ha subito attaccato il presidente ucraino accusandolo di mancato rispetto verso gli Stati Uniti.
Vance ha puntato il dito contro la visita di Zelensky in Pennsylvania durante la campagna elettorale, quando il leader ucraino salì a bordo dell’Air Force One di Joe Biden per visitare una fabbrica di armi. “Dovresti ringraziare il presidente per averti concesso questa opportunità di dialogo”, ha affondato Vance. Zelensky, senza interprete al suo fianco, ha tentato di spiegare la situazione sul campo in Ucraina, ricordando le sofferenze del suo popolo e avvertendo gli americani: “Voi avete un oceano che vi protegge, ma gli effetti della guerra prima o poi li sentirete anche voi”.
La furia di Trump
A quel punto è stato proprio Trump a perdere la pazienza: “Non venire qui a dirci cosa proveremo. Noi staremo bene e saremo forti”, ha tuonato, alzando progressivamente la voce. Poi la minaccia che ha gelato la stanza: “Stai giocando con la terza guerra mondiale. O chiudi un accordo o resterai da solo”. Nel silenzio tombale dello Studio Ovale, l’ambasciatrice ucraina Oksana Makarova si è accasciata sulla sedia, disperata. “Senza le nostre armi avreste perso in due settimane”, ha insistito Trump, definendo Zelensky “poco intelligente”.
Un incontro disastroso
La tensione era palpabile sin dall’inizio, quando Trump aveva ribadito di voler restare “equidistante” tra Kiev e Mosca, lasciando intendere di essere pronto a trattare con Putin. Zelensky, da parte sua, aveva avvertito che non accetterà compromessi con “il killer del Cremlino”. Una posizione che Trump ha liquidato con una frase lapidaria: “Senza compromessi non si fanno accordi”.
A bilaterale naufragato, è stato lo stesso Trump a mettere la pietra tombale sulla trattativa, pubblicando un messaggio su Truth Social: “Zelensky potrà tornare alla Casa Bianca quando sarà pronto per la pace”. Fonti della Fox hanno confermato che sarebbe stato proprio il presidente a chiedere a Zelensky di lasciare la residenza.
Nessun accordo e un’Europa sotto shock
A cadere è stato anche l’accordo strategico sulle terre rare, un’intesa chiave per l’approvvigionamento di materie prime essenziali. La porta resta aperta solo a un confronto indiretto attraverso il Dipartimento di Stato guidato da Marco Rubio, considerato uno dei pochi repubblicani ancora apertamente filo-ucraini.
La reazione europea non si è fatta attendere. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso pieno sostegno a Zelensky: “C’è un aggressore, la Russia, e chi lo combatte merita rispetto”. A fargli eco il premier polacco e presidente di turno dell’Ue Donald Tusk, che su X ha scritto: “Cari amici ucraini, non siete soli”. Intanto da Mosca è arrivata l’inevitabile esultanza. Dmitri Medvedev, ex presidente russo, ha commentato sprezzante: “Il porco insolente ha finalmente ricevuto la sberla che meritava. Trump ha ragione: Zelensky sta giocando con la terza guerra mondiale”.
Un incontro fallimentare che lascia Kiev più isolata e apre scenari di grande incertezza sul futuro della guerra e sul ruolo dell’America nei delicati equilibri geopolitici globali.